La fine del flusso di lavoro: il pannello Output – prima parte

task-complete

Dopo aver sviluppato ed elaborato i nostri RAW, arriva il momento di generare i file definitivi, da mandare poi in stampa, o sul web, o magari da passare ad un’altra applicazione (come ad esempio Adobe Photoshop) per ulteriori interventi.

Il pannello che C1 mette a disposizione per fare tutto questo è il pannello di Output, che nella configurazione di default è il penultimo. Non è complicato da usare, ma offre tantissime opzioni, per cui ne parlerò in due articoli separati.
Iniziamo col dargli un’occhiata:

C1_output_01

Come si vede, è diviso in cinque sezioni. La logica dell’Output di C1 è la seguente: una immagine (ad esser precisi, una variante) può essere elaborata secondo vari parametri (il formato del file, le dimensioni, ecc.), e questo insieme di parametri viene detto “formula di elaborazione” (in inglese è “recipe”, ricetta). La prima sezione dall’alto, Formule di Elaborazione, ci mostra appunto un elenco di tutte le formule predefinite di C1.
La seconda, che si chiama Formula di Elaborazione (al singolare), ci mostra i parametri della formula selezionata (cioè evidenziata in arancione) nella sezione precedente. La terza sezione ci consente di specificare dove salvare il file, la quarta ci fa decidere come chiamarlo. La quinta ed ultima è un riepilogo di quanto impostato; cliccando sul pulsante Elabora, C1 processa effettivamente il nostro RAW e genera il o i file che abbiamo deciso, dove abbiamo deciso, chiamandolo/i come abbiamo deciso.

Formule di Elaborazione
Come detto, questa sezione elenca le varie formule disponibili. Le formule abilitate sono quelle con il segno di spunta; ciò significa che C1 genererà un file per ciascuna. Immaginiamo questa situazione:

C1_output_02

Quanti file avremo dopo aver cliccato su Elabora? Tre: un JPEG, un PNG ed un PSD.
Non avremo alcun TIF, perché la formula del TIF è selezionata, ma non è abilitata. In altre parole, è importante tenere a mente la distinzione tra le formule abilitate (che sono quelle che genereranno un file di output ciascuna) e quella selezionata (cioè quella di cui vediamo i dettagli nella sezione successiva).
E’ banale osservare che si può selezionare una sola formula alla volta, mentre è possibile abilitare tutte le formule che si desiderano, per esempio se per ogni file lavorato desideriamo avere sia un TIF di grandi dimensioni che un JPG più piccolo da pubblicare sul web o su un social network.

Spuntando la casella Mostra Solo Abilitate, dalla lista spariranno le formule non attive. I simboli del + e del – consentono, come si intuisce, di aggiungere una nuova formula o di cancellare la formula selezionata. Cliccando infine sui tre puntini in orizzontale, si accede ad un menu:

C1_output_03

Anche da qui è possibile aggiungere una nuova formula, sia partendo da zero (“Nuova Formula”) sia duplicando una formula esistente e poi variandola solo dove desiderato. Si noti che esistono altre cinque formule che è possibile aggiungere alla lista.
Si noti che le formule sono dei file XML che, su Mac, si trovano nelle varie cartelle Recipes in Library -> Application Support -> Capture One. Su Windows la cartella Recipes si trova in C:\Programmi\Phase One\Capture One 12.

Formula di Elaborazione
I dettagli della formula selezionata nella sezione precedente vengono mostrati qui. Il pannello è ripartito in cinque sottosezioni, che vado rapidamente a descrivere:

Di base
Formato: qui si indica il formato del file di output, potendo scegliere tra JPG, TIF, DNG, PNG, PSD. Il JPEG può essere normale, QuickProof (un formato che usa l’anteprima generata da C1, quindi è molto veloce), XR (quello che agli inizi si chiamava HD Photo, nato in ambiente Windows) e 2000 (che genera un file .j2f). Quando possibile (JPEG2000, TIF e PSD), si può scegliere tra 8 e 16 bit. Alcuni formati JPG consentono di scegliere il livello di compressione (cursore Qualità), mentre nel caso del TIF appaiono le tipiche opzioni di questo formato: se generarlo compresso o meno, e quale tipo di compressione usare.
Il campo Profilo ICC determina quale profilo colore incorporare nel al file; qui si potrebbe discuterne per ore, ma non è questa la sede. Mi limito dunque a ricordare la buona prassi di usare sRGB per le immagini destinate al web, Adobe RGB per quelle alla stampa, e magari ProPhoto se si pensa di procedere ad una ulteriore post-produzione in Photoshop… sempre ammesso che il proprio monitor copra tali spazi colore. Questa è, lo ripeto, un’indicazione di massima, perché la scelta del profilo dipende dal proprio flusso di lavoro – e tutte le considerazioni che ciò implica vanno ben oltre gli scopi di questo articolo. Chi sa il fatto suo non ha bisogno che gli spieghi io come gestire gli spazi colore, chi è meno pratico troverà sul web molte valide risorse per approfondire l’argomento.
Il campo Risoluzione consente di stabilire quanti punti per pollice, per millimetro o per centimetro l’immagine deve avere… Vale quanto appena detto per gli spazi colore: chi sa il fatto suo, ecc. Se qualcuno ha dei dubbi su cosa sia questa “risoluzione”, può rifarsi ad un mio vecchio articolo sull’argomento o anche a questo eccellente contributo (non mio).
In breve: ignorate questo campo e vivrete felici.

Se la formula selezionata prevede anche un ridimensionamento dell’immagine, allora appare anche il campo Scala:

C1_output_04

Qui sono disponibili diverse opzioni, ed è importante capire come funzionino. Come riferimento, supponiamo di voler elaborare un RAW grande 4000×6000; ecco cosa succede con le varie opzioni:

Fisso: il file rispetterà le proporzioni della Variante elaborata, anche a seguito di come è stata ritagliata durante la post-produzione. Lasciando il campo percentuale vuoto, non ci sarà alcun ridimensionamento; il JPEG sarà dunque grande 4000×6000 pixel; in altre parole è come se ci fosse scritto 100%. Se invece digitiamo un valore nel campo percentuale, il file JPG verrà generato rispettandolo; mettendo 50%, per esempio, avremo un JPEG di 2000×3000 pixel. Si può ingrandire l’immagine fino al 250%, e rimpicciolirla fino all’1%. Premere TAB per vedere applicato il valore nel Riepilogo Elaborazione in basso.

Larghezza o Altezza: possiamo indicare uno di questi due valori, e C1 genererà un file che avrà la Larghezza o l’Altezza decise da noi, e l’altro lato sarà dimensionato di conseguenza, sempre rispettando le proporzioni. Sapendo ad esempio di aver bisogno di un JPEG alto 2500 pixel, possiamo scegliere Altezza=2500, e C1 ci farà sapere che il file sarà 1667×2500, pari al 42% (si sa, la risposta è sempre 42).

C1_output_05

Se scegliamo un valore di un lato che comporterebbe per l’altro lato un ingrandimento superiore al 250%, C1 ci avverte evidenziandolo in rosso. Il limite del 250% non verrà comunque superato.

Dimensioni: qui possiamo scegliere le dimensioni di entrambi i lati dell’immagine. Se digitiamo dei valori che non rispettano le proporzioni dell’eventuale ritaglio effettuato, C1 ce lo evidenzia in rosso. Supponiamo di aver ritagliato il nostro file di 4000×6000 senza rispettare le proporzioni originali di 2:3, per esempio così:

C1_output_06

Adesso l’immagine ritagliata ha i lati in rapporto 3:4, quindi il file risultante deve rispettare tali proporzioni. Se dico a C1 che voglio un file di 1500×2000 (rispettando così il rapporto 3:4), va tutto bene. Se invece imposto un lato, poniamo, a 1700 pixel, C1 mi fa notare, in rosso, che non si piegherà al mio volere; quel lato verrà generato di 1500 pixel, e non di 1700, per rispettare le proporzioni di 3:4 rispetto ai 2000 pixel dall’altro lato:

C1_output_07

Larghezza x Altezza: funziona come la precedente (Dimensioni), con la sola differenza che, in caso di conflitto tra il rapporto tra i lati della formula e quello del ritaglio, la reazione di C1 è diversa. Con Dimensioni, se abbiamo una foto ad esempio ritagliata a 30x20cm, ed andiamo a mettere 20x30cm nel pannello di Output (quindi invertendo i valori), notiamo che C1 rimette entrambi i valori a posto per rispettare il rapporto del ritaglio; quindi il JPEG sarà 30x20cm. Se invece di Dimensioni usiamo Larghezza x Altezza, quando digitiamo 20x30cm (ancora, invertendo i valori), notiamo che C1 mantiene il primo valore da noi inserito (i 20cm), e ridimensiona l’altro (i 30cm) per rispettare il ritaglio, portandolo a 13,33cm:

C1_output_08

Margine Lungo e Margine Corto: queste due opzioni consentono di scegliere la dimensione del lato più lungo  o di quello più corto; C1 determinerà di conseguenza la dimensione dell’altro lato, sempre rispettando le proporzioni dell’eventuale ritaglio.
L’ultima opzione del menu Scala (Non Sovradimensionare Mai) può essere attivata per imporre a C1 di non ingrandire mai l’immagine oltre le dimensioni originali del RAW di partenza.

Dimensioni di output e ritaglio
Ho parlato del ritaglio in un articolo dedicato. Qui sarà sufficiente evidenziare come, in quello strumento, se si seleziona un rapporto poi ne dovremo tenere conto nello stabilire le dimensioni del file, come appena spiegato. Inoltre, è possibile impostare Output come rapporto; in tal caso lo strumento del ritaglio ci consentirà di ritagliare l’immagine solo rispettando le dimensioni specificate nella formula di elaborazione attiva nel pannello di Output:

C1_output_09

 

“Ascolta un cretino” (cit.)
Un’osservazione personale. Trovo ridondante la doppia opzione Dimensioni/Larghezza x Altezza; a mio avviso si può lasciarne solo una. Personalmente ritengo che il rapporto di output sia una scelta in primis creativa, e che dipende dall’utilizzo che dovrà avere l’immagine: sarà stampata e appesa al muro? o pubblicata su un sito web o su un social? o è destinata ad una rivista, quindi dovrà adattarsi ad un lettering e/o ad una impaginazione? In base a queste considerazioni imposto il rapporto di ritaglio più adeguato e ritaglio l’immagine di conseguenza.
Dopodiché, la generazione del file è un altro paio di maniche: mi può servire un formato o un altro, una dimensione o un’altra (a seconda se me lo chiede il grafico, o lo stampatore, o il cliente, ecc.). Quindi io non imposto Output nel pannello del Ritaglia; lì imposto il rapporto che mi serve, e poi quando vado a generare il file gestisco le dimensioni in base a quanto mi serve grande quello specifico file per quello specifico utilizzo. Tanto, se non rispetto le proporzioni del mio ritaglio il programma me lo fa notare.

Apri con
L’ultima opzione del pannello Di base consente di aprire o meno automaticamente il file generato con una delle applicazioni installate sul computer.

Prova Formula
Dal menu Visualizza è possibile abilitare l’opzione Mostra Prova Formula. Quando è attiva, nel Visore di C1 vedremo in anteprima come sarà il file generato dalla formula di elaborazione selezionata. Vedremo quindi l’effetto del profilo ICC, dell’eventuale ridimensionamento, della compressione JPEG impostata, ecc.

File
Passiamo adesso alla seconda sottosezione, il pannello File. Il primo campo, Cartella principale, ci fa decidere dove sarà salvata l’immagine quando elaborata da questa formula. Le opzioni sono tre:

  • Posizione di Output: il file verrà salvato nel percorso specificato nella successiva sezione dello strumento, e cioè Posizione di Output.
  • Cartella Immagine: il file verrà salvato nella stessa cartella dove si trova la Variante.
  • Seleziona cartella: il file verrà salvato in una cartella scelta dall’utente.

Il campo Nome Secondario ci consente di definire la struttura del nome dei file generati. Lo facciamo usando i token, come spiegato nell’articolo dedicato all’importazione. Se creiamo un Nome Secondario, nel penultimo pannello (Denominazione di Output) dobbiamo, nel campo Formato, aggiungere il token Nome Secondario (cliccando sui tre puntini) affinché funzioni:

C1_output_10

Se ci si sta chiedendo perché esistono sia il Nome Secondario che il pannello Denominazione di Output, la risposta è: il primo si applica solo alla formula selezionata, il secondo vale per tutte. Quindi, se mi sta bene una nomenclatura che valga per tutte le formule, la posso impostare in Denominazione di Output, e lasciare vuoto il Nome Secondario in ogni formula. Se invece ho bisogno di nomenclature differenti, le devo andare a creare una per una nelle rispettive formule (popolando il Nome Secondario) e poi, una sola volta, in Denominazione di Output devo dire a C1 di usare il Nome Secondario.

Il campo Sottocartella ci consente di creare, sempre con il meccanismo dei token, una o più sottocartelle in base ai criteri da noi desiderati. Quindi è possibile avere come risultato finale di una formula una ripartizione dei file in base per esempio agli ISO, alla data di scatto, al valore di diaframma, alla fotocamera, ecc.


Profilo Prova

Visto che poco sopra ho parlato del comando Mostra Prova Formula, è opportuno accennare anche ad una voce che gli assomiglia, Profilo prova:

C1_output_11

Si tratta in sostanza di una soft proof, cioè di una simulazione a schermo di come apparirà l’immagine qualora le venisse applicato un altro profilo ICC. Nella configurazione di fabbrica, il profilo ICC utilizzato è quello della formula di elaborazione selezionata (selezionata, non attiva), ma è possibile sceglierne un altro: è sufficiente cliccare su Mostra tutto e poter accedere così a tutti i profili installati sul proprio computer.
Si noti che quando si abilita la funzione Mostra Prova Formula, l’immagine viene visualizzata usando il profilo ICC della formula selezionata, e quindi non è possibile usare la Soft Proof (Profilo prova).
La Soft Proof di C1 non ci dice quali colori dell’immagine originale saranno perduti a seguito dell’applicazione del profilo di destinazione. Una soluzione parziale è abilitare gli Avvisi di esposizione e, alternando tra profilo di origine e di destinazione, osservare quali sono le tinte che secondo C1 saranno affette. Suggerimento: aumentare la saturazione dell’immagine aiuta ad individuare le zone critiche.

C1_output_12

Lettura dei valori Lab
Sempre nel menu Visualizza, dopo Profilo Prova c’è la voce Lettura dei valori Lab. Lab è uno spazio colore che descrive i colori non usando le singole componenti (come avviene quando si lavora in RGB), bensì separando le informazioni sulla Luminosità (L) da quelle relative ai colori (a e b, da cui il nome Lab). La lettera a indica la componente rosso-verde, la b quella blu-giallo (quindi la logica è quella di usare i colori opponenti). La Luminosità va da 0 (nero) a 100 (bianco). Abilitando quella voce nel menu Visualizza di C1, dopo aver selezionato una delle opzioni di conversione (dovendo aprire l’immagine in Photoshop, suggerisco di scegliere Adobe Generic), quando si passa il mouse su un punto dell’immagine C1 ne mostrerà le coordinate Lab al posto delle solite RGB:

C1_output_13
Si noti che l’immagine non viene convertita in Lab; semplicemente, C1 mostra per ogni punto i valori Lab corrispondenti.
Affinché tutto funzioni, è necessario che l’opzione Lab prescelta (nel nostro caso Adobe Generic) corrisponda al profilo ICC di destinazione specificato nella formula di elaborazione selezionata; conviene dunque impostare AdobeRGB.

C1_output_15

Inoltre, per avere corrispondenza tra i valori Lab e il motore di conversione di Adobe (ACE, Adobe Color Engine) bisogna disattivare la compensazione del punto di nero nelle Impostazioni colore di Photoshop:

C1_output_14



Ai tre pannelli successivi (Regolazioni, Metadati, Filigrana) è dedicata la seconda parte di questo articolo.

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.