La fine del flusso di lavoro: esportare le immagini – prima parte

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task-complete

Dopo aver sviluppato ed elaborato i nostri RAW, arriva il momento di generare i file definitivi, da mandare poi in stampa, o sul web, o magari da passare ad un’altra applicazione (come ad esempio Adobe Photoshop) per ulteriori interventi.

Lo strumento che C1 mette a disposizione per fare tutto questo è la funzione Elabora.

Fino alla versione 14.2, c’erano dei comandi per esportare delle immagini (Esporta Originali, Esporta Varianti), ma di base l’esportazione delle foto avveniva tramite un pannello dedicato, quello di Output.

Con l’aggiornamento alla versione 14.3, rilasciato a luglio 2021, il pannello è sparito, e tutte le funzioni di esportazione sono state concentrate nel comando Elabora, disponibile sulla barra superiore, o dal menu File -> Elabora, o cliccando col destro su una immagine nel browser.

Iniziamo col dargli un’occhiata:

Come si vede, è diviso in cinque sezioni. La logica di C1 è la seguente: una immagine (ad esser precisi, una variante) può essere elaborata secondo vari parametri (il formato del file, le dimensioni, ecc.), e questo insieme di parametri viene detto “formula di esportazione”; e la prima sezione dall’alto, Formule di esportazione, ci mostra appunto un elenco di tutte le formule predefinite di C1.
La seconda, che si chiama Posizione, ci fa scegliere dove posizionare i file elaborati con la formula selezionata (cioè evidenziata in arancione) nella sezione precedente. La terza sezione ci consente di specificare come chiamare il file, la quarta agisce su formato e dimensioni; la quinta ed ultima è un riepilogo di quanto impostato.

Dunque, cliccando sul pulsante Elabora nell’angolo inferiore destro (o dando il comando tramite una abbreviazione da tastiera), C1 processa effettivamente il nostro RAW e genera il o i file che abbiamo deciso (cioè tutti quelli che erano selezionati quando abbiamo cliccato su Elabora), dove abbiamo deciso (ogni Formula avrà la sua Posizione), chiamandolo/i come abbiamo deciso nella sezione Denominazione.

Si noti che viene generato un file per ciascuna formula abilitata (cioè col segnale di spunta).

Formule di esportazione
Come detto, questa sezione elenca le varie formule disponibili. Le formule abilitate sono quelle con il segno di spunta; ciò significa, ripeto, che C1 genererà un file per ciascuna. Immaginiamo questa situazione:

C1_output_02

Quanti file avremo dopo aver cliccato su Elabora? Tre: un JPEG, un PNG ed un PSD.
Non avremo alcun TIF, perché la formula del TIF è quella selezionata (la vediamo evidenziata in arancione), ma non è abilitata. In altre parole, è importante tenere a mente la distinzione tra le formule abilitate (che sono quelle che genereranno un file di output ciascuna) e quella selezionata (di cui vediamo i dettagli nelle sezioni successive).
Si può selezionare una sola formula alla volta, mentre è possibile abilitare tutte le formule che si desiderano, per esempio se per ogni file lavorato desideriamo avere sia un TIF di grandi dimensioni che un JPG più piccolo da pubblicare sul web o su un social network.

I simboli del + e del – consentono, come si intuisce, di aggiungere una nuova formula o di cancellare la formula selezionata. Cliccando infine sui tre puntini in orizzontale, si accede ad un menu:

Anche da qui è possibile aggiungere una nuova formula, sia partendo da zero (“Nuova Formula”) sia duplicando una formula esistente e poi variandola solo dove desiderato. L’opzione Mostra Solo Abilitati nasconde le formule non abilitate.
Si noti che le formule sono dei file XML che, su Mac, si trovano nelle varie cartelle Recipes in Library -> Application Support -> Capture One. Su Windows la cartella Recipes si trova in C:\Programmi\Capture One\Capture One XX (dove XX è il numero di versione).

Posizione
In quest’area si decide dove la formula selezionata andrà a posizionare i file esportati (quando attiva).

Il menu Cartella offre tre opzioni:

  • una cartella di default, sempre la stessa, per lo specifico Catalogo o Sessione in cui si trova la foto
  • la stessa cartella del file RAW (“come file originale”)
  • una specifica cartella scelta manualmente dall’utente

Per assegnare ad un Catalogo o Sessione una cartella di output di default, cliccare sul simbolo della cartella con l’ingranaggio, appena a destra di questo menu.

Il menu Sottocartella consente di far creare a C1 una o più sottocartelle. Possiamo scegliere noi il nome, che allora sarà statico, oppure usare i token (cliccando sui tre puntini a destra) per far creare a C1 dei nomi dinamici, in base ai parametri da noi scelti. Il meccanismo è lo stesso di quello visto nell’articolo dedicato all’importazione. Quindi è possibile avere come risultato finale di una formula una ripartizione dei file in base per esempio agli ISO, alla data di scatto, al valore di diaframma, alla fotocamera, ecc.

La voce File esistenti serve a dire a C1 cosa fare se si sta esportando una foto in una cartella di destinazione dove quella foto è già stata esportata. In pratica consente di decidere come gestire gli eventuali duplicati. Abbiamo tre opzioni:

Aggiungi suffisso è il comportamento tradizionale di C1: se si sta esportando una foto che si chiama Foto_100.RAW e già lo si è fatto in precedenza, per cui in quella cartella già c’è un file che si chiama Foto_100.JPG, C1 la esporterà di nuovo e la chiamerà Foto_100 1.JPG. E così via per eventuali ulteriori copie. Quindi ci ritroveremo con una copia per ogni esportazione effettuata.

Scegliendo Sovrascrivi, il file esistente viene cancellato ed al suo posto viene salvata la nuova esportazione, con lo stesso nome della vecchia, cioè Foto_100.JPG.

Scegliendo Ignora, il file esistente non viene modificato, e non viene esportato alcun nuovo file.

Il Percorso del file viene mostrato subito dopo (in base a quanto scelto nel menu Cartella), e la freccia a destra consente di aprire nel proprio sistema operativo la cartella indicata.

Denominazione
In questa sezione si decide come C1 dovrà chiamare il file esportato. Si può digitare un testo libero, oppure scegliere uno o più token. Il meccanismo è lo stesso delle sottocartelle, già descritto nell’articolo dedicato all’importazione.

Formato & dimensione
Formato: qui si indica il formato del file di output, potendo scegliere tra JPG, JPG QuickProof, TIF, DNG, PNG, PSD. Il JPEG QuickProof è un formato che usa l’anteprima generata da C1, quindi è molto veloce. Quando possibile (TIF e PSD), si può scegliere tra 8 e 16 bit. Con il JPG standard si può scegliere il livello di compressione (cursore Qualità), mentre nel caso del TIF appaiono le tipiche opzioni di questo formato: se generarlo compresso o meno, e quale tipo di compressione usare.
Il campo Profilo ICC determina quale profilo colore incorporare nel al file; qui si potrebbe discuterne per ore, ma non è questa la sede. La vulgata dice che andrebbe usato sRGB per le immagini destinate al web, Adobe RGB per quelle alla stampa, e magari ProPhoto se si pensa di procedere ad una ulteriore post-produzione in Photoshop… sempre ammesso che il proprio monitor copra tali spazi colore. Ma in realtà la scelta del profilo dipende dal proprio flusso di lavoro – e tutte le considerazioni che ciò implica vanno ben oltre gli scopi di questo articolo. Chi sa il fatto suo non ha bisogno che gli spieghi io come gestire gli spazi colore, chi è meno pratico troverà sul web molte valide risorse per approfondire l’argomento.
Il campo Risoluzione consente di stabilire quanti punti per pollice, per millimetro o per centimetro l’immagine deve avere… Vale quanto appena detto per gli spazi colore: chi sa il fatto suo, ecc. Se qualcuno ha dei dubbi su cosa sia questa “risoluzione”, può rifarsi ad un mio vecchio articolo sull’argomento o anche a questo eccellente contributo (non mio). In breve: ignorate questo campo e vivrete felici.

Il campo Scala offre varie voci:

Qui sono disponibili diverse opzioni, ed è importante capire come funzionino. Come riferimento, supponiamo di voler elaborare un RAW grande 4000×6000; ecco cosa succede con le varie opzioni:

Fisso: il file rispetterà le proporzioni della Variante elaborata, anche a seguito di come è stata ritagliata durante la post-produzione. Lasciando il campo percentuale vuoto, non ci sarà alcun ridimensionamento; il JPEG sarà dunque grande 4000×6000 pixel; in altre parole è come se ci fosse scritto 100%. Se invece digitiamo un valore nel campo percentuale, il file JPG verrà generato rispettandolo; ad esempio, mettendo 50%, avremo un JPEG di 2000×3000 pixel. Si può ingrandire l’immagine fino al 250%, e rimpicciolirla fino all’1%. Premere TAB o Invio per vedere applicato il valore nel Riepilogo, in basso.

Larghezza o Altezza: possiamo indicare uno di questi due valori, e C1 genererà un file che avrà la Larghezza o l’Altezza decise da noi, e l’altro lato sarà dimensionato di conseguenza, sempre rispettando le proporzioni. Sapendo ad esempio di aver bisogno di un JPEG alto 2500 pixel, possiamo scegliere Altezza=2500, e C1 ci farà sapere che il file sarà 3750×2500, pari al 63%.

Se scegliamo un valore di un lato che comporterebbe per l’altro lato un ingrandimento superiore al 250%, C1 ci avverte evidenziandolo in rosso. Il limite del 250% non verrà comunque superato.

Dimensioni: qui possiamo scegliere le dimensioni di entrambi i lati dell’immagine. Se digitiamo dei valori che non rispettano le proporzioni dell’eventuale ritaglio effettuato, C1 ce lo evidenzia in rosso. Supponiamo di aver ritagliato il nostro file di 4000×6000 senza rispettare le proporzioni originali di 2:3, per esempio così:

Adesso l’immagine ritagliata ha i lati in rapporto 3:4, quindi il file risultante deve rispettare tali proporzioni. Se dico a C1 che voglio un file di 1500×2000 (rispettando così il rapporto 3:4), va tutto bene. Se invece imposto una dimensione che non rispetta il rappporto 3:$, per esempio 1500×1800, C1 mi fa notare, in rosso, che non si piegherà al mio volere; quel lato verrà generato di 1350 pixel, e non di 1500, per rispettare le proporzioni di 3:4 rispetto ai 1800 pixel dall’altro lato:

Larghezza x Altezza: funziona come la precedente (Dimensioni), con la sola differenza che, in caso di conflitto tra il rapporto tra i lati della formula e quello del ritaglio, la reazione di C1 è diversa. Con Dimensioni, se abbiamo una foto ad esempio ritagliata a 30x20cm, ed andiamo a mettere 20x30cm nel pannello di Output (quindi invertendo i valori), notiamo che C1 rimette entrambi i valori a posto per rispettare il rapporto del ritaglio; quindi il JPEG sarà 30x20cm. Se invece di Dimensioni usiamo Larghezza x Altezza, quando digitiamo 20x30cm (ancora, invertendo i valori), notiamo che C1 mantiene il primo valore da noi inserito (i 20cm), e ridimensiona l’altro (i 30cm) per rispettare il ritaglio, portandolo a 13,33cm:

C1_output_08

Margine Lungo e Margine Corto: queste due opzioni consentono di scegliere la dimensione del lato più lungo o di quello più corto; C1 determinerà di conseguenza la dimensione dell’altro lato, sempre rispettando le proporzioni dell’eventuale ritaglio.
L’ultima opzione del menu Scala (Non Sovradimensionare Mai) può essere attivata per imporre a C1 di non ingrandire mai l’immagine oltre le dimensioni originali del RAW di partenza.

Dimensioni di output e ritaglio
Ho parlato del ritaglio in un articolo dedicato. Qui sarà sufficiente evidenziare come, in quello strumento, se si seleziona un rapporto poi ne dovremo tenere conto nello stabilire le dimensioni del file, come appena spiegato. Inoltre, è possibile impostare Output come rapporto; in tal caso lo strumento del ritaglio ci consentirà di ritagliare l’immagine solo rispettando le dimensioni specificate nella formula di esportazione attiva:

C1_output_09

“Ascolta un cretino” (cit.)
Un’osservazione personale. Trovo ridondante la doppia opzione Dimensioni/Larghezza x Altezza; a mio avviso si può lasciarne solo una. Personalmente ritengo che il rapporto di output sia una scelta in primis creativa, e che dipende dall’utilizzo che dovrà avere l’immagine: sarà stampata e appesa al muro? O pubblicata su un sito web o su un social? O è destinata ad una rivista, quindi dovrà adattarsi ad un lettering e/o ad una impaginazione? In base a queste considerazioni imposto il rapporto di ritaglio più adeguato e ritaglio l’immagine di conseguenza.
Dopodiché, la generazione del file è un altro paio di maniche: mi può servire un formato o un altro, una dimensione o un’altra (a seconda se me lo chiede il grafico, o lo stampatore, o il cliente, ecc.). Quindi io non imposto mai Output nel pannello del Ritaglia; lì imposto il rapporto che mi serve, e poi quando vado a generare il file gestisco le dimensioni in base a quanto mi serve grande quello specifico file per quello specifico utilizzo. Tanto, se non rispetto le proporzioni del mio ritaglio il programma me lo fa notare.

L’ultima opzione del pannello consente di aprire o meno automaticamente il file generato con una delle applicazioni installate sul computer.

Riepilogo elaborazione
L’ultima sezione contiene un riepilogo di alcuni dei parametri impostati nei pannelli precedenti.

Spuntando la casella Mostra tutte le opzioni, in basso a sinistra, appariranno altri tre menu, dei quali parlerò in un articolo dedicato.

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